Marco Mocchi
Molti pescatori sono soliti dire che i gabbiani conoscono dei racconti bellissimi. Uno di questi è il racconto del mare.
Quando il mare era piccolo, Dio gli parlava molto spesso. Lo teneva nella Sua mano e gli raccontava delle storie, parlando lentamente, in modo che il mare potesse ascoltare con attenzione.
Il mare, da parte sua, rimaneva incantato nel sentire i racconti di Dio, ed era sempre così attento, che respingeva senza fatica la tentazione di passeggiare per la Sua mano, così grande che, pur avendola visitata più volte, doveva scoprirne ancora moltissimi segreti.
Il mare pensava che alcune storie fossero davvero belle, e che le più belle di tutte fossero quelle che parlavano del cielo e delle stelle.
Quando Dio gli raccontava di loro, il mare rimaneva completamente immobile, non muoveva nemmeno un'onda, e ascoltava attento, aspettava la voce di Dio, da essa si faceva avvolgere e di lei vibrava, perché voleva sentire il cielo e le stelle dentro di sé.
Quando il mare fu abbastanza grande, Dio lo mise sulla Terra.
Il mare si trovò subito a suo agio, ma quando Dio gli chiese se andava tutto bene o se gli mancava qualcosa, il mare ebbe un tremito improvviso. Chiese a Dio se non era possibile avere il cielo e le stelle: si trovava molto bene con la Terra, certo, ma avrebbe preferito così.
Fu accontentato e la sua superficie poté subito riflettere, a migliaia, le piccole luci.
Il mare, da quel giorno, tutte le sere, sceglie una stella, sempre diversa, e le racconta una storia, una delle storie che aveva ascoltato quando era piccolo, con la stessa attenzione che Dio aveva avuto nel raccontarla a lui.
La sera, dicono i gabbiani, sulla spiaggia, se stai in silenzio e porgi l'orecchio con attenzione, puoi sentire il mare che parla alla stella e, nel risuonare delle onde, puoi distinguere la sua voce.
sabato 5 aprile 2008
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